Diamanti e Bitcoin

bitcoin e diamanti

Diamanti e Bitcoin?

Bene reale e criptovaluta.

A quasi dieci anni dalla sua prima apparizione dalle profondità della rete, il Bitcoin ha aumentato il suo valore di oltre 70.000 volte ma è ancora vissuto come un’entità astratta e rischiosa da un gran numero di persone.

E’ apparso in questi giorni sul sito Rapaport un articolo molto interessante ed articolato sui diamanti e bitcoin.

La riflessione parte da una domanda rivolta agli addetti ai lavori nel campo del commercio dei diamanti: come risponderesti ad un cliente che sta per acquistare da te un diamante di gran valore se ti chiedesse di accettare Bitcoin invece dei classici sistemi di pagamento?
Una domanda che è bene porsi, visto che la criptovaluta si sta diffondendo e, lentamente ma in modo inesorabile, gioiellieri e venditori di diamanti – come d’altronde molti altri – cominceranno a considerarla una forma legittima di pagamento.
Grandi multinazionali come PayPal e Microsoft, la piattaforma di prenotazione viaggi Expedia e il colosso dell’informatica Dell già accettano i Bitcoin, mentre l’IBM ha abbracciato da tempo l’uso della blockchain, la tecnologia che fa da motore alla criptovaluta, che, secondo una ricerca condotta dalla Harvard Business Review, può essere utilizzata per gestire “denaro, azioni finanziarie, documenti legali, musica, arte, scoperte scientifiche, proprietà intellettuale e persino i voti delle elezioni”.

Diamanti e Bitcoin, il caso di Samer Hallimeh

Tornando al nostro campo d’interesse, Samer Halimeh New York, marchio internazionale di diamanti e alta gioielleria, ha iniziato da settembre ad utilizzare ed accettare i Bitcoin sia nelle attività “business-to-business” di compravendita di diamanti, sia in quelle “business-to-consumer” accettando pagamenti in criptovaluta dai suoi clienti e offrendo i suoi prodotti già prezzati in Bitcoin.

Il lussuoso brand serve clienti che in media spendono dalle 50 mila alle 300 mila sterline (dai 14,24 agli 85,46 Bitcoin), con clienti VIP che possono tranquillamente superare il milione e mezzo di spesa per un ordine speciale.

I prezzi dei prodotti di Samer Halimeh partono da un minimo di 5 mila sterline fino a raggiungere diversi milioni per gioielli con diamanti particolarmente rari.
Il motivo principale della scelta di aprire le porte alla nuova valuta risiede nel recente aumento dei compratori asiatici e mediorientali, che vogliono investire i Bitcoin che possiedono in asset reali come diamanti, oro, arte e vini pregiati.

Samer Halimeh, direttore generale e fondatore dell’esclusivo marchio, sottolinea che le contrattazioni in criptovaluta, che possono essere eseguite da qualsiasi luogo nel mondo, favoriscono sia i fornitori di diamanti in Africa che i clienti che risiedono in paesi emergenti come Cina, Brasile, Sudafrica, India e Uzbekistan.

Halimeh è convinto che il Bitcoin rivoluzionerà il mercato del lusso, rendendo le relazioni commerciali più facili, più economiche e più veloci.

Diamanti e valuta digitale, l’esperimento della Israel Diamond Exchange

Il successo delle criptovalute dimostra che c’è una fetta sempre più grande di investitori in cerca di capitali alternativi. Sarà per questo che la Israel Diamond Exchange, la borsa diamanti di Israele, è in procinto di lanciare, in partnership con la startup CARATS.IO, una valuta digitale garantita dai diamanti chiamata CDC che, essendo legata ad un bene reale, sarebbe a loro avviso meno volatile del Bitcoin.

Diamanti e Bitcoin, un baratto rischioso

Il Bitcoin non è una moneta di corso legale e viene catalogato come “commodity”, cioè come una merce scambiata tra soggetti privati con il meccanismo del “peer-to-peer”.

Pagare diamanti o gioielli in criptovaluta è quindi una forma di baratto: ti do una merce in cambio di un’altra.

E’ proprio la volatilità e la mancanza di regolamentazione del Bitcoin a preoccupare di più l’autrice dell’articolo sul sito Rapaport: mentre il diamante è un bene tangibile con un mercato la cui stabilità è stata collaudata nel tempo, la moneta virtuale si riferisce ad un mercato molto giovane e troppo piccolo, dove sembra che circa 10 mila persone controllino i due terzi della capitalizzazione, con gravi rischi di aggiotaggio.

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