DIAMANTI ETICI: un investimento per la rinascita della Sierra Leone

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Il pastore evangelico Emmanuel Momoh stava sprofondando con la sua famiglia in una condizione di povertà estrema, e la sua unica speranza era di trovare un diamante che assicurasse un futuro ai suoi figli.
Dopo aver ottenuto nel 2012 la licenza da minatore, aveva negli anni costruito una piccola impresa di 18 dipendenti che con lui, giorno dopo giorno, scavavano e setacciavano la sabbia con zappe e picconi, a mani nude, senza mai trovare una gemma più grande di una briciola.
Il 13 marzo le preghiere di Emmanuel vengono esaudite: uno dei suoi uomini trova una pietra color miele pallido, grande come il pugno di un bambino, che si rivelerà essere un diamante da 709 carati: una scoperta estremamente rara per un minatore artigianale.
A questo punto il pastore si trova ad interrogarsi su cosa fare…i suoi più cari amici gli consigliano di vendere la pietra illegalmente in Guinea per evitare le tasse. Il contrabbando di diamanti, che ha alimentato la sanguinosa guerra civile terminata nel 2002, è purtroppo ancora praticato in Sierra Leone, nonostante i progressi fatti dal governo nel tentativo di eradicare una pratica che ha causato un lungo embargo delle Nazioni Unite.
La scelta di Emmanuel è esemplare: consegna il suo tesoro alle autorità, con la convinzione che le tasse che dovrà pagare saranno reinvestite per migliorare le condizioni del suo paese: “Spero che chi si occuperà del diamante sia onesto con me come io lo sono stato con lui”.
Ancora non si conosce il valore della pietra, che sarà presto analizzata per poi essere dichiarata “conflict free” all’interno degli accordi di certificazione del Kimberley Process..

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